Mario Guarino, di appartenenza e cultura mediterranea, rivela sin dalla primissima infanzia, spiccate attitudini per l’arte, pertanto conclusa la fascia dell’obbligo scolastico, viene avviato agli studi artistici presso l’Istituto d’Arte di Napoli, sua città natale. Qui la sua indole artistica viene temprata da valenti maestri, quali Striccoli e Verdecchia, che segneranno un’impronta determinante nella formazione del Guarino artista.
Il giovane, ancora diciottenne, ma già ricco di grandi aspettative, partecipa a concorsi di pittura e collettive , ricevendone sempre tributi e consensi.
Naturale proseguimento diventa il corso di scenografia all’Accademia delle belle Arti di Napoli, dove la pittura guariniana vive una prima importante evoluzione: i colori sono decisi, il tratto incisivo, l’espressione sensibile e loquace.
Inoltre,innamorato delle bellezze storico-artistiche partenopee, fonda, con altri esponenti della cultura napoletana, un periodico d’arte e cultura di cui cura la pagina artistica.
In seguito, dando voce al profondo interesse circa il patrimonio artistico della sua città, pubblica interessanti saggi su alcuni monumenti del ‘600 e del ‘700 napoletano.
Intanto Mario Guarino ha modo di “crescere” come artista e come uomo, grazie all’esperienza che gli deriva dalla carriera, appena avviata, di insegnante di materie artistiche nelle scuole di Stato
Tra gli anni 60 e 70 l’Artista si fa apprezzare da esponenti della cultura contemporanea eseguendo pregevoli illustrazioni per conto di editori e testate di giornali regionali e, nel frattempo, intensifica la sua attività pittorica facendosi conoscere non solo in Italia ma anche all’estero. Ciò gli consente di prendere contatti con artisti di varie nazionalità e, parallelamente, di allargare i suoi orizzonti nel campo delle esperienze artistiche e pittoriche in particolare.
E’ questo il periodo in cui Guarino studia con grande slancio le correnti artistiche, in special modo quelle moderne, assimilandone i valori più intrinseci: degli impressionisti e dei macchiaioli prima e dei divisionisti e dei simbolisti poi, fa sue l’originalità delle forme, l’uso personalissimo del colore,le grandi “narrazioni” simboliche di cui le opere dei Maestri sono riccamente impregnate. E’ un momento decisivo per l’artista Guarino; l’evoluzione è sostanziale: la sua arte, dall’espressione neorealistica, approda al simbolismo puro.
“Tutto è simbolo: i fiori, le foglie, le figure, i fondi, ma il simbolismo non è fine a se stesso, diventa un mezzo per trasfondere la realtà attraverso l’immagine…”( Aldo Brale)
“...E’ come se il pittore avesse tirato un colpo di spugna sul mondo, quello di oggi, invadente ,evanescente, e le sue tele ne avessero voluto e creato un altro. Simbolico? Surreale? Senza dubbio estraneo ad immagini consumate, il mondo di Mario Guarino si propone puro...” ( Lucia Parma )
“...Ho detto che è il pittore della simbologia romantica, sì, il pittore della parte di noi stessi che ti invita nella sua complessa personalità a vedere te stesso come qualcosa di nuovo che devi scoprire ogni giorno…” (prof. dr. Pasquale Romano)
Una pittura dunque nuova, carica di intensi significati, pittura che talvolta sfocia in un surrealismo puro.
Guarino è l’artista che, con grande sapienza, fonde la realtà al sogno, il dolore alla gioia, l’essere all’esistere quotidiano. La sua realtà idealizzata rivela la necessità dell’uomo di oggi di scoprire e di trovare nelle cose di sempre i motivi per cui esistere. In questa dura ottica anche la solitudine e la sofferenza dell’anima acquistano una valenza positiva, perché esse sono la natura stessa dell’uomo moderno e le tematiche dei suoi quadri riflettono il vivere quotidiano, fatto di passioni, di gioie, di dolori e di illusioni dell’uomo che, anche se spesso conflittualmente, si rapporta all’altro e all’ambiente circostante per avere certezza della sua identità.
Significati e simboli carichi di intensa emotività che, a volte, trascendono nel soprannaturale e, attraverso i sogni, si materializzano sulla tela in una pittura dai confini talvolta sottili, tra il reale e l’irreale.
Prevalgono in questo periodo le tinte fredde: le varie tonalità di viola con le quali l’Artista caratterizza il mondo dei suoi personaggi, vittime o protagonisti della loro storia; frequente l’uso dei verdi intensi, dei blu e dei blu cobalto. Manca ancora al Guarino l’equilibrio della maturità artistica: poche sfumature, a vantaggio di contorni sicuri e colori essenziali, essenziali come il suo messaggio, netto e preciso.
Pur tuttavia queste tele sono pregne di una tale valenza espressiva, talvolta anche cruda e drammatica che accomuna , pur differenziandole, le vicende proprie di ogni opera;è come ritrovare in esse il ritmo e i significati dell’acqua marina, ora agitata e tempestosa, nonché cupa e ribelle, ora pacata e sonora, persino docile, tanto da lasciare trasparire il fascino degli arcani fondali.
Sono anni di intensa produzione, periodo in cui vengono alla luce opere importanti per bellezza, elementi compositivi e narrazione:
“ La nuova civiltà “ - ( 1967 )
“ Evasione “ ( 1968 )
“ Fatalità “ (1969 )
“ L’ascesa al potere “ - (1971 )

“...opera straordinaria in cui Mario Guarino realizza, in una superba sintesi vitale e mistica, il rapporto tra l’essere e l’esistere : da una parte la contingenza terrena, dall’altra, esattamente opposta, l’eternità del divino e, nel giusto mezzo, l’uomo che, con la sua forza,intuisce l’opposizione e raggiunge l’equilibrio grazie alla sua fede razionale…”. (A.Fredella)

“ Espiazione “ - ( 1973 )
“Guarino ricerca una possibilità di dialogo con la seducente bellezza del mondo oltre i veleni e la violenza che ne vorrebbero la distruzione. Ricerca un modo di superare l’angoscia o quanto meno di sublimarla nella definizione di una immagine figurativa che splenda di luce incorruttibile”. ( Igino Maj )
“ L’inganno “ - ( 1974 )
“ Lo schiavo dei sensi ( 1974 )
“ Il Richiamo - ( 1975 )
“ L’albero della vita “ - ( 1976 )
“ Anelito di libertà “ ( 1978 )

Nella pittura di Mario Guarino, nulla, dunque, è affidato alla semplice immaginazione di colui che osserva. Tutta la rappresentazione è resa con estrema chiarezza, pronta ad essere,recepita e interpretata dall’attento “lettore”.
La realtà si dipana in modo semplice, non traumatico… come sogno, pur restando ancorata ai dettagli del quotidiano.
Intanto ( siamo negli anni ‘80 ) l’uomo Guarino, col procedere del tempo, si arricchisce di nuovi e determinanti eventi che segneranno in modo inconfondibile la sua individualità umana e artistica: la nascita dei due figli, Simone e Maria Aurora e l’occasione di avere rapporti sempre più frequenti, con gli ambienti artistici di città come Firenze, Roma, Venezia, Parigi, Zurigo, New York, Madrid, Ginevra.
Il processo di evoluzione pittorica, di pari passo alla crescita interiore, scatena nell’Artista stimoli e percezioni tali da determinare un’innovazione nella sua tavolozza dei colori; le tonalità diventano più intime, più soffuse, più calde e, comunque, mai violente. Tinte pastello che vanno dal rosa tenue ai rossi sensuali, dai verdi intensi ai verdi tenui, fino a giungere ai delicati giallo-aranci, piuttosto ricorrenti nel “nuovo” Mario Guarino.
Quasi a simulare un percorso fatale della vita: anche le più forti passioni finiscono, come la giovinezza, ma da ciò che resta altre emozioni nasceranno, diverse ma nostre. E’ il forte messaggio intrinseco di “ Profumo di cose perdute “: vero è il passato non è più, ma i ricordi costituiscono il nostro percepito, che in noi rimane ed affiora, sorprendendoci, ogni qual volta una nuova emozione ci coglie, all’improvviso, riportandoci ad un tempo che fu.
Una sorta di pessimismo-ottimismo che Guarino, pur cogliendo nell’universalità delle piccole-grandi cose, sa superare nelle tele diluendo i suoi colori “ partenopei ” nella sapienza di chi ha raggiunto l’equilibrio della maturità artistica, in parte favorito dalla realizzazione di un antico progetto: frequentare l’accademia di Brera.
Così, i soggetti scelti per creare e plasmare le sue più recenti “creature”, esprimono una costante tensione all’armonia interiore che traspare dalla leggerezza di corpi in movimento: “Sulle ali della fantasia”, “ E la vita continua”, “Nel bosco”; come pure dall’umano bisogno di conoscersi, “Introspezione”, per superare il “Conflitto interiore”.
In “Messaggio di pace” il linguaggio dell’Artista diviene esplicitamente universale: due mani buone, accoglienti, di certo umane, perché visibilmente segnate dalla vita, trovano spazio, tra la speranza del cuore del mondo, di protendersi verso l’Alto per chiedere pace sulla terra.
I significati sono chiari, autentici, di ognuno e di tutti. In questo “racconto” Guarino ha superato veramente se stesso, in quanto ha saputo rappresentare, in un simbolismo squisitamente puro, il pensiero dell’intera umanità, il tutto immerso in un’aura di sereno abbandono e di quiete, profusi dal saggio equilibrio di tinte tenui e delicate.
Il Guarino degli anni novanta è un uomo che si proietta verso il terzo millenio con una sorta di “fremito” artistico: grazie al congedo dal mondo del lavoro, vive, da qualche anno, un’intensa attività di ricerca, sempre pronto a ideare nuovi contenuti e nuove forme, in grado di esprimere in modo sempre più completo la sua grande sensibilità di uomo e di artista.